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Corso di specializzazione Teoria, Tecnica e Deontologia della Consulenza Tecnica Giudiziaria

Corso di specializzazione Teoria, Tecnica e Deontologia della Consulenza Tecnica Giudiziaria

Sabato 8 marzo nella sede del Collegio Periti Italiani a Roma si terrà il seminario sull’AFFIDAMENTO INCARICO, primo dei quattro che costituiscono il Corso di specializzazione Teoria, Tecnica e Deontologia della Consulenza Tecnica Giudiziaria.

Il corso, divenuto indispensabile negli anni per tutti coloro che sono già inseriti, come consulenti tecnici, nei ruoli dei tribunali italiani ed ovviamente ancora di più per coloro che desiderano intraprendere questa professione.

Il seminario comprende quattro ore intense di livello universitario che si sommano agli altri tre seminari per complessivi sedici ore per informazioni www.collegioperiti.org oppure telefonare 06.4201.6938.


Contro la dequalificazione galoppante (più di 300.000 consulenti nei ruoli dei tribunali sono un numero spropositato ed ingestibile in tutta Italia), la mancata rotazione degli incarichi fa sospettare manovre o certamente ingiustizie professionali (si va da zero incarichi per anni ed anni a centinaia di incarichi per singole persone per anno con parcelle anche di centinaia di milioni) oltreché di indebita e scorretta concorrenza. E' chiaro che per poter richiedere una precisa rotazione si deve garantire che i C.T.U. siano "tecnici degni di fiducia" e cioè che siano: esperti, qualificati, specializzati, efficienti, puntuali, esaurienti, omogenei nell'approccio alle problematiche proposte, disponibili e deontologicamente corretti. E per questi fini si rendono necessari questi seminari. (segue)

Forse la nostra è una strana professione. Quando veniamo nominati dal magistrato diventiamo probabilmente l'elemento più decisivo per la formulazione del suo giudizio definitivo. A questa responsabilità però non corrispondono tutta una serie di situazioni e fatti che dovrebbero essere scontati. Innanzi tutto la nostra professionalità. Quanti di noi si sono imbattuti in periti non del tutto ben informati? E quanti cittadini hanno subito un danno da una perizia superficiale o inattendibile? Quante volte troviamo periti senza storia e passato? Quante volte periti che, pur non avendo mai esercitato la loro professione, hanno accesso agli albi dei tribunali? Casi particolari? No. Le nostre questioni non sono solo nostre ma devono e possano essere affrontate a salvaguardia della nostra dignità ed indipendenza ed a garanzia dell'utente. Sì, quel cittadino per il quale, in fondo, tutti noi, magistrati, procuratori, avvocati, consulenti tecnici, lavoriamo.

 

Più volte abbiamo dimostrato che una cosa è essere, ad esempio, un buon ingegnere ed un conto è essere un buon consulente tecnico in ingegneria.

Consulenti tecnici e periti. Che qualità devono avere? Rispondo con quanto ci ha detto il magistrato Bartolemeo Quatraro, presidente di sezione civile e responsabile consulenti tecnici al tribunale di Milano, a Milano, l'anno passato, in occasione del nostro 3° Convegno Nazionale: "…possono ottenere l'iscrizione nell'albo dei consulenti tecnici, coloro che sono forniti di speciale competenza tecnica in una determinata materia". Ed ancora: "per ottenere l'iscrizione nell'albo in oggetto non è sufficiente la normale competenza tecnica che deriva dal possesso del diploma o dalla laurea o dal positivo esercizio, anche prolungato nel tempo, dell'attività tecnica, ma sono necessari elementi documentari, idonei a provare che il richiedente ha conseguito speciale, cioè non comune, competenza tecnica nella o nelle materie per le quali chiede l'iscrizione. In quanto la speciale competenza tecnica è voluta dal legislatore per consentire al giudice di poter fidare su di essa ed utilizzare la stessa nell'espletamento delle delicate e complesse funzioni istruttorie".

E poi ancora "…che con tale aggettivazione richiede al tempo stesso che le condizioni professionali raggiunte siano veramente "elevate", "profonde" particolarmente "collaudate" sul campo ragguardevolmente "consistenti" ed è naturale che solo un esercizio temporalmente assai rilevante della professione possa averle fatte con una lunga esperienza conseguire e maturare". Cioè dice: "non basta essere docenti universitario, non basta essere assistenti o ricercatori ci vuole qualcosa di più concreto, cioè di qualcosa che si è acquisito sul campo". Tutto ovviamente in piena sintonia con il nostro pensiero.

Vediamo, però, tutta questa scienza come viene messa in pratica "sul campo". Vediamola con una testimonianza di un altro notevolissimo magistrato, Dott. Antonio Cappiello, presidente di sezione penale all'epoca dell'intervento al nostro 1° Convegno Nazionale: "…Purtroppo, invece devo dire, molti colleghi indicano il perito sulla base di segnalazioni, su un fatto del tutto casuale, il primo che capita. Vi cito solo un fatto effettivamente capitato ad una persona che conosco. Il marito di questa persona era affetto da un cancro al cervello. C'era una causa in corso con l'assicurazione. Doveva essere effettuata una perizia neurologica, fu nominato perito un urologo! Ma vi rendete conto, per me è una questione... Per fortuna si riuscì a nominare, in seguito, un vero medico legale e la questione prese tutt'altro aspetto. Ma vi rendete conto di che cosa significa una cosa del genere?".

Questo è quanto accade

La professione del consulente tecnico in ambito giudiziario, sia civile che penale, non va considerata come una parte della propria professione, qualsiasi essa sia, e forse, la meno importante. Si tratta di una professione, a tutti gli effetti, che ha la necessità di conoscenze di leggi e di procedure ed una propria filosofia ed etica. Procedure che variano in funzione della diversa tipologia della prestazione, consulenza per il Tribunale civile, penale, amministrativo, ecc. Chi opera in tali settori deve possedere delle informazioni di base e delle doti che si affinano e si completano nel tempo, incarico dopo incarico. Il consulente tecnico non è quindi un professionista appena laureato: egli è, al contrario, un esperto di alcuni aspetti tecnico giuridici particolarmente rilevanti, per consentire il giudizio da parte del magistrato. La selezione e l'aggiornamento, quindi, oltreché necessari, possono essere di stimolo alla professionalità di molti periti. Di pari passo, il consulente tecnico non giudiziario opera in diversi settori come esperto e professionista di fiducia. Si tratta di una figura professionale assai utilizzata per valutazioni, sia di carattere immobiliare che commerciale, in materia di danni, donazioni e/o eredità, espropriazioni per pubblica utilità, consulenze di parte. Molti Istituti hanno un proprio elenco dei periti, in particolare le banche e le compagnie di assicurazione. Il Corso che svolgiamo ormai da molti anni è finalizzato alla didattica di base per possedere un attestato che sia considerato come un plusvalore per l'inserimento in tali elenchi. E' finalizzato a colmare il deficit di qualificazione che, talvolta, interessa diverse figure professionali in un'area senza confini tecnicamente definiti, giacché la necessità di un esperto qualificato, che aiuti alla soluzione delle controversie o a valutazioni specialistiche, può presentarsi in numerose discipline. In particolare il corso potrà consentire ai partecipanti di colmare le loro eventuali lacune in un'area multidisciplinare in cui non esistono corsi di insegnamento capaci di supportare le specifiche richieste professionali che provengono, nel campo della giustizia, dai magistrati, dagli avvocati e dai singoli cittadini. Analoga e forte domanda di esperti di valutazione in settori specifici è invece sostenuta da parte degli Istituti di credito, delle compagnie di assicurazione o di altri organismi di diverso carattere. Il corso, inoltre, influisce positivamente su una situazione critica che si è venuta a determinare nel settore e che è caratterizzata non solo da rilevanti disomogeneità nell'impostazione, nel metodo e nel quadro teorico di riferimento, ma anche da sostanziali diversità nel modo di interpretare il ruolo stesso del consulente tecnico. Tale situazione critica si è ulteriormente aggravata e deteriorata nel campo giudiziario dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice di Procedura Penale e necessita di interventi capaci di ridare credibilità ed efficacia a strumenti processuali, come la consulenza tecnica, che appaiano irrinunciabili in una concezione moderna e democratica della giustizia. È quindi viva la domanda, da parte di molti professionisti, di un corso di perfezionamento in Teoria, Tecnica e Deontologia della Consulenza Tecnica Giudiziaria e Stragiudiziale, al fine di approfondire ed aggiornare il personale bagaglio teorico e pratico delle modalità di esecuzione delle numerose e diverse perizie e consulenze tecniche, che è possibile eseguire nell'ambito del sistema della giustizia o dell'attività professionale specialistica della consulenza.

Numerosi e unanimi sono emersi consensi sull'importanza di tali corsi. Il Dott. Tommaso SCIASCIA, responsabile dei Consulenti Tecnici presso il Tribunale Civile di Roma, durante una nostra tavola rotonda ebbe a dire: "…ritengo che un tale tema sia di massima importanza perché la consulenza tecnica o la perizia presentano degli aspetti che vanno anche al di là di quelle che sono le competenze specifiche professionali del soggetto, del consulente tecnico o del perito. Fare una consulenza tecnica o fare una perizia, poi riportarla per iscritto, richiede altre qualità che sarebbe opportuno fossero insegnate, anche attraverso queste forme di aggiornamento professionale che intendo riferito specificatamente all'attività del consulente, indipendentemente da quelle che sono le sue competenze specifiche per le quali è stato chiamato a svolgere la consulenza. La consulenza tecnica richiede, in genere, oltre all'esposizione poi dell'elaborato, anche una certa pratica nel trattare con gli avvocati, una certa pratica nel trattare con le parti. Spesso il consulente si presenta come la controparte rispetto a quelle che sono le esigenze delle parti. In un certo senso il consulente, per un certo periodo agisce, in pratica, come fosse quasi un giudice, perché in fondo nel novantanove per cento dei casi, il giudice delega quel determinato accertamento tecnico al consulente, e quindi nel periodo di perizia, nel periodo di consulenza, le parti hanno come controparte proprio il consulente, ed è opportuno che il consulente sia pratico su come comportarsi, su come gestire certi rapporti, su come agire in determinati contrasti, cose queste che non credo che nelle rispettive discipline professionali vengano insegnate a fondo".

Questi corsi hanno avuto ed avranno il merito di proporsi come una migliore selezione dei consulenti giudiziari. La migliore preparazione giuridica permetterà di eliminare guasti e danni ai cittadini ed a tutto il sistema giudiziario. Contribuirà ad una migliore gestione dei processi o cause da parte dei magistrati che non dovranno preoccuparsi della scarsa preparazione dei consulenti stessi.

Per qualunque informazione o chiarimento il Collegio Periti Italiani, Tel/Fax 06. 06.4201.6938 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.collegioperiti.it - www.collegioperiti.org


Arch. Alessio Russo

Segretario Nazionale COLLEGIO PERITI ITALIANI