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OMEOPATIA - Risposta, seguendo il Vostro invito, all'articolo del Prof. Carlo De Martinis pubblicato il 16 Gennaio 1993.

OMEOPATIA

Risposta, seguendo il Vostro invito, all'articolo del Prof. Carlo De Martinis

pubblicato il 16 Gennaio 1993.

Redazione inserto  "La nostra salute" de Il MESSAGGERO

Mi fa piacere constatare che il Prof. Carlo De Martinis abbia contribuito all'eventuale necessità di " richiamare sul fenomeno l'attenzione, perché no, anche dello stato e dei suoi istituti tecnici " e lo ringrazio per la possibilità offerta, tramite l'inserto " La nostra salute", di rispondere ad una lettera che altro non fa che ripresentare il solito dilemma della non scientificità della Medicina Omeopatica.

E' comunque molto strano che di tante discipline e specialità presentate da persone qualificate nell'inserto " La nostra salute " l'unica che abbia scatenato tanto " disagio " sia stata solamente una medicina come quella omeopatica.

In risposta all'invito de " Il Messaggero " è giusto e doveroso che mi presenti prima di iniziare un discorso che certamente può essere affrontato da " chi alla medicina integrativa, in particolare all'omeopatia, crede con serietà e con la certezza di dare una mano solo al malato ".

Sono un medico laureato regolarmente all'Università La Sapienza di Roma; a mio vantaggio non ho alcun titolo universitario, ma dopo aver studiato l'Omeopatia per circa sei anni ed averla praticata da più di dodici credo di poter avere le informazioni necessarie per rispondere all'attento Collega che sicuramente sarà ben documentato ed informato sulla validità di questa terapia. Come mio " titolo " posso solo dire che fin dalla nascita mi sono curata sempre con medicamenti omeopatici, in un periodo storico-clinico in cui non era molto di moda curarsi con i pallini bianchi, quando anzi farlo voleva dire andare dallo stregone o dal mago di turno.

Quello che più mi stupisce dei continui attacchi che vengono fatti all'Omeopatia è il continuo chiamare in causa il metodo sperimentale come sua contrapposizione. Forse non tutti sanno che solo ed unicamente il metodo sperimentale ha fatto nascere e sostiene questa nuova scienza.

La Medicina Omeopatica nasce nel XVIII secolo in Germania grazie ad un medico S. Hahnemann che osservò gli effetti del chinino sull'uomo e grazie a questo dato obbiettivo cominciò a sperimentare dapprima su stesso e poi sui suoi allievi l'azione di sostanze del mondo animale, vegetale e minerale presenti in natura. Vista la tossicità dei dosaggi pensò di diluire sempre più i suoi prodotti e di scuoterli ripetutamente e sistematicamente (dinamizzazione).

Le diluizioni così ottenute vennero somministrate ad un individuo apparentemente sano; il quadro sintomatologico che ne derivò costituiva quindi la sindrome che, quando sofferta da un paziente, è curata od anche guarita con il rimedio che sperimentalmente la sviluppa.

Comunque, l'Omeopatia, come la medicina ufficiale, ha i suoi limiti perciò a volte può o deve richiedere l'intervento della terapia classica:

a) Patologia di specifica competenza chirurgica

b) Patologie degenerative ad andamento cronico in cui l'anatomia e quindi la funzione d'organo siano state completamente alterate e nessuna parte dell'organo stesso né alcun altro apparato organico sostitutivo può ad esso sopperire. Le malattie croniche quindi il cui sovvertimento del parenchima d'organo sia tale da non permettere ritorno ad una seppur minima funzione fisiologica (cancro, sclerosi a placche, diabete scompensato, mielopatie degenerative in genere, epatopatie croniche in stato molto avanzato, insufficienza renale, fibromi uterini il cui volume abbia compromesso una regolare funzione circolatoria e nervosa, ecc.).

In queste patologie l'omeopata può solo somministrare medicamenti che tendono a tamponare gli scompensi più evidenti ed a rallentare l'evoluzione del processo degenerativo.

Certo è che se la medicina di Stato prendesse atto che ormai centinaia di migliaia sono le persone che si rivolgono a questa metodica terapeutica e da essa traggono reali e provati vantaggi e che le farmacie con prodotti omeopatici sono migliaia, mi sembrerebbe doveroso diritto della Sanità Pubblica di studiare e di sperimentare gli stessi prodotti.

In nessun istituto di ricerca clinica in Italia è in corso una sistematica ed obbiettiva sperimentazione del rimedio omeopatico, che possa distruggere od affermare una scienza il cui unico scopo è quello di curare il malato e non la malattia.

Noi omeopati non abbiamo solo mille ragioni che avvalorino i nostri principi, ma essenzialmente mille esperienze che dovrebbero anche solamente far sorgere mille dubbi a coloro che studiano e si occupano della sanità pubblica.

Il grande problema della Medicina Omeopatica è purtroppo, come in tutto ciò che non si conosce bene, la continua volontà di critica senza la volontà di conoscenza.

 

Dott.ssa Carla Biader Ceipidor

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